Reportage dalla movida. Chiasso, vomito, alcol e droga. Il video

Nessuno ferma la maleducazione dei ragazzi. Interviene solo la titolare di un locale
Di Monica Di Carlo
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Sembra impossibile che qualche centinaio di ragazzini riesca a mettere in scacco un intero quartiere della città. Eppure succede da mesi, da anni, quasi ogni notte nella “Rive Gauche” del centro storico. Non ci sono delinquneti incalliti, solo ragazzi (qualche volta anche minorenni) che bevono, bevono troppo, quasi mai nei locali. Si impetroliano di alcolici a basso costo (e, verosimilmente, a di bassa qualità) portato da casa nei sacchetti di plastica o acquistati a 50 centesimi al chupito (un bicchiere piccolo) nei market e negli artigiani alimentari che non di rado, anche se è vietato, fanno mescita fornendo ai ragazzi anche la bottiglia o il bicchiere di plastica con cui girare per il centro storico senza incorrere in sanzioni.
A mezzanote e mezza in vico dei Tre Re Magi, a valle del museo di Sant’Agostino, si ascolta già musica a tutto colume. C’è chi ha portato uno stereo a pile da mettere sulla spalla. Tra poco, la carovana del baccano partirà per attraversare tutto il centro storico. Tutto “normale”, tutto come ogni sera. Lì c’è anche gente che spaccia. Sono stranieri. Ci sono ragazzi che si rollano le canne. Anche quello accade ogni sera, sempre nello stesso posto.
È l’una e mezza quando alle Erbe, da altre zone della movida, arriva una quindicina di ragazzi. I giovani saltellano e cantano a squarcigola. Tanto, sanno che nessuno li fermerà, come sempre accade. Gli abitanti non dormono, come al solito mentre i ragazzi non accennano ad abbassare la voce. Tutto questo mentre in vico dei Biscotti, dove qualche giorno fa è stato assassinato un nordafricano, una fila di ragazzi piscia contro il muro. Anche loro sanno che nessuno andrà a sgridarli per il loro comportamento incivile. La stessa cosa accade in tutti i vicoli più bui della zona.
Alle due il panorama della movida è devastante: decine di ragazzi vomitano, completamente ubriachi. Ciascuno si sceglie un angolo. Gli amici entrano nei bar dove non hanno acquistato l’alcol per chiedere dei fazzoletti di carta per pulire chi sta male. Anche quelli, ovviamente, finiscono a terra con il piscio, con il vomito, con i bicchieri di plastica, le lattine, le bottiglie.
No, nemmeno stasera c’è chi interviene per ridurre alla ragione un manipolo di ragazzetti. Anche stasera si lascia fare e loro lo sanno bene. Sanno che nel centro storico potranno fare tutto quello che altrove è vietato perché le autorità competenti non intervengono. Solo la titolare di un locale letteralmente circondato da giovani ubriachi che vomitano esce dalla porta e va a sgridarli. Questi si allontanano velocemente. Non sono pericolosi, sono solo sbronzi, come altre migliaia di ragazzi, come quelli che ogni sera finiscono al Galliera, l’ospedale pià vicino, perchè stanno male. Qualche volta ci arrivano addirittura in coma etilico. Lo sanno tutti, ma nessuno interviene, nè per salvaguardare la quiete dei residenti, nè per imoedire che la gioventù genovese mette a repentaglio la propria vita. Eppure, non si tratta di schierare un esercito contro un esercito di guerriglieri, ma solo di ricordare a qualche centinaio di ragazzi normalissimi la buona educazione. L’impressione di residenti e di quei titolari di pubblici esercizi che rispettano le regole e non di rado chiedono aiuto al 113 è che le istituzioni, tutte, abbiano abdicato al loro ruolo di regolamentazione e controllo abbandonando deliberatamente il centro storico al degrado. Non si tratta di giovani pericolosi, ma di ragazzi i cui genitori non si rendono conto che i loro figli tornano a casa in stato di ebbrezza e che non intervengono per tutelare la loro salute. Quelli pericolosi, gli spacciatori, sono disposti a corona, a margine dell’area della movida. Sono in Stradone Sant’Agostino, a valle del museo di Sant’Agostino e nella zona delle Grazie. Stanotte alle 3, in archivolto Leccavela un gruppo di giovani magrebini e italiani si stava bucando. Sì, proprio come negli anni ’70 e ’80. All’ombra del voltino quasi sempre ci sono gli spacciatori e i loro clienti. Lo sanno tutti. Tutti quelli che si trovano a passare a quell’ora o che, affacciandosi alle finestre, possono vedere. Anche questo è la movida del centro storico. E ogni notte è peggiore di quella precedente perché la sensazione di impunità spinge tutti, dal ragazzino maleducato al tossico, a pensare che questa, tra i palazzi medievali, nel luogo esatto dove Genova è nata, è la città che non esiste. È la terra di nessuno, la zona franca per maleducati, ubriachi, caciaroni e tossici. Tanto non c’è nessuno che faccia rispettare le regole, salvaguardi i cittadini e metta fine allo scempio nonostante i disperati appelli degli abitanti e di gran parte dei gestori dei pubblici esercizi.


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